Blog del gruppo stabile del Vicariato III di Correggio (Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla)
per l'applicazione del Motu proprio "Summorum Pontificum" di S.S. Benedetto XVI

martedì 17 ottobre 2017

OMELIA DI MONS. VESCOVO

GRUPPO STABILE ROLANDO RIVI PER LA PROMOZIONE DELLA MESSA IN FORMA STRAORDINARIA
OMELIA PRONUNCIATA DAL VESCOVO DI REGGIO EMILIA E GUASTALLA
MONS. MASSIMO CAMISASCA
IN OCCASIONE DELLA MESSA IN FORMA STRAORDINARIA
VOTIVA DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA


Cari fratelli e sorelle perché il vescovo è venuto qui? Vorrei iniziare subito rispondendo a questa domanda.
Perché voi siete miei figli e il pastore deve essere pastore di tutte le sue pecore. Ciascuna secondo il suo dono e secondo la sua storia. Tutti coloro che sono dentro il nostro gregge hanno il diritto di essere seguiti aiutati corretti e amati dal vescovo e perciò ho desiderato venire qui proprio per questa ragione.
La seconda ragione è inerente alla celebrazione della Forma Straordinaria della messa: io sono profondamente convinto che l’intuizione di Benedetto XVI con il Motu Proprio Summorum Pontificum non fosse contro la messa di Paolo VI, ma a favore di essa e cioè in modo che le due celebrazioni, le due forme diverse di celebrazione, potessero aiutarsi a vicenda. In particolare che il silenzio e la sacralità che accompagnano questa celebrazione nel cosiddetto “Rito antico” possano aiutare tutti noi presbiteri che celebriamo la Santa Messa secondo la Forma ordinaria del messale di Paolo VI a custodire sempre il gusto del silenzio, della meditazione e dell’essere davanti a Dio, che deve connotare ogni celebrazione eucaristica.
Se mi chiedete personalmente che cosa, penso che sia stato un bene per la Chiesa la traduzione nelle lingue moderne della Celebrazione eucaristica; penso nello stesso tempo che sarebbe stato un bene custodire anche il latino all’interno della messa nel prefatio, nel Canone o in alcune celebrazioni.
Oggi mi sono anche divertito: leggendo dei blog, non li leggo mai, li ritengo una perdita di tempo ma mi sono divertito. I miei segretari mi hanno fotocopiato dei blog, mi sono divertito. Vabbè, non dico altri, altrimenti uno non ha che da farsi il sangue amaro, che è una cosa negativa, allora, bene, prendiamo le distanze. A me le letture politiche delle vicende ecclesiali non interessano, a me interessa la Chiesa, interessano i miei figli, interessa aiutare ciascuno nella situazione in cui è secondo la sensibilità che ha e anche le necessità di correzione.
Quello che vi supplico è di portare tutta la vostra sensibilità e la vostra storia nella edificazione nella comunione ecclesiale nella Chiesa.
Una Chiesa che vive lacerazioni, polarizzazioni che possono nascondere quello che è invece il valore centrale della sua realtà: la comunione trinitaria del Dio vivente.
Vorrei riferirmi in questo giorno benedetto, il 13 ottobre, a lei, a Maria, alla madre delle grazie che abbiamo sentito nel libro della Sapienza chiamata con una espressione tornata molto nei testi della Chiesa dopo Giovanni Paolo II: madre dell’amore bello.
Che cos’è questo amore bello?
Anzitutto è madre dell’amore, questo è l’importante compito di Maria: continuare ad essere generativa, la sua generazione non si è concluda con la generazione di Cristo ma continua ogni giorno nella generazione della Chiesa. Lo avete sentito: “Donna ecco tuo figlio”.
Assieme a Gesù nato dal suo ventre c’è il figlio Giovanni, nato dal cuore di Maria che ha ottenuto la figliolanza di uomo a Maria. Dunque Maria non smette mai di generare, è madre dell’amore perché essa genera figli di Dio cioè genera uomini e donne che mette sulla strada del riconoscimento della loro creaturalità.  
Ciascuno di noi è aiutato da Maria a camminare verso la scoperta di essere creatura, perciò figlio e figlia di Dio, perciò destinato in comunione con lui.
Ma come è difficile questo cammino.
Senza Cristo l’amore tende a diventare possesso, prevaricazione, si copre di belle parole di belle intenzioni ma diventa violenza. Solo con Cristo che purifica il nostro cuore e che ci rende simili a lui è capace di essere un amore che non pretende nulla, ma che tutto desidera spendersi.
Ecco: madre del bell’amore è la cosa di cui più abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di sapere che c’è una madre e che non siamo soli, che siamo amati, abbiamo bisogno di sapere e sperimentare che questa madre è una forza in noi di conversione della nostra esistenza, un cambiamento del nostro cuore, la forza ci rende capaci di amare.
Sapendoci amati da lei diventiamo capaci di amare. Come e grande come è bella la vita cristiana che nella sua semplicità porta a noi ciò che è essenziale: la capacità di amare, perdonare, vivere in comunione, di essere famiglia di Dio e permette alle nostre famiglie di rinascere continuamente di rinascere e donarsi.
Che cosa voglio augurarvi? Ecco anzitutto di imparare il silenzio, la liturgia celebrata secondo questa forma ci introduce nel silenzio, ma attenti: il silenzio non è mai un automatismo, se noi partecipiamo a questa liturgia come a un rito esteriore non impareremo il silenzio perché il silenzio è un dialogo con Dio, il silenzio è qualche cosa che è chiamato a vivere dentro tutta la nostra giornata.
La prima cosa dunque è che la partecipazione a questa messa ci aiuti a un silenzio vero, pieno di adorazione, e nello stesso tempo la profondità di questa adorazione deve spingerci ad essere testimoni di Cristo in mezzo agli uomini e alle donne della nostra vita. Cristo ci chiama e ci sceglie per mandarci, per dare la testimonianza del nostro volto gioioso, di coloro che sono corsi al sepolcro e hanno trovato la pietra rotolata e hanno sentito l’angelo che diceva: non è morto, è vivo è colui che attendevate e che adesso si manifesta pienamente nella vostra vita. Essere suoi testimoni, il Signore vi ha scelto per questo, per essere suoi testimoni.
Chiedete a lui ogni giorno la gioia e la forza della testimonianza, soprattutto con la vostra leggerezza di vita con la capacità di attraversare anche le difficoltà con la fede che fa dire: sì ma Dio c’è, è qui mi prende per mano, non mi lasci asolo, mi accompagna lo riconosco.
Cari fratelli e sorelle preghiamo gli per gli altri e pregate per il vescovo perché il suo ministero in questa possa essere sempre pieno di gioia e sappia attraversare con passo leggero le difficoltà e sappia perdonare, esprimere affetto dovunque a ogni cuore che lo cerca, a ogni baratro che si apre nell’umano, sappia essere un braccio, una mano, un piede che porta agli altri uomini e alle altre donne non solo la notizia che Gesù è risolto, ma la sua presenza sacramentale che è efficace.
Massimo Camisasca +

Correggio, 13 ottobre. Santuario della Madonna della Rosa

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